Amiche: una risorsa (Parte 2 di 2)
06 lug 2009
Scritto da jovanna
Bob è un biondo algido, dai capelli a spazzola e la faccia pulita, senza ombra di rughette, mascella quadrata e denti perfetti. L’eroe della squadra di football, l’oggetto del desiderio delle cheerleaders. Il ragazzo della mia amica. Beviamo una birra ghiacciata , dal Kelvinator, un relitto di frigo abbandonato dai precedenti inquilini di questa ex villa, ora fatiscente reperto sul ciglio di una stradina fuori città. Viola tocca il petto di Bob e mi chiama per farmi sentire i muscoli pettorali. Avanzo incerta sui miei trampoli dai tacchi che si incastrano tra le assi malconce del patio. Sorrido e gli appoggio una birra ghiacciata su un capezzolo.
Vedo il suo corpo percorso da brividi e la sua mano afferrarmi. Mi strappa la bottiglia di Coors di mano e me ne versa un po’ nello scollo del top. I nostri occhi si incrociano e Vi decide che per questo non resta altro che la tortura. Bob si ritrova per terra con la sua ragazza a cavalcioni sul petto che lo blocca, e una quasi perfetta sconosciuta intenta a sfilargli i calzoncini.
Siamo entrate in un vortice, dove il gioco perde le sue regole e ci si lascia trascinare dagli eventi. Lui è nudo e sta ridendo, noi due siamo già piuttosto malconce. Puzziamo di birra, ormai versata ovunque.
Il trucco da dark lady sta scomparendo cancellato dal sudore e dai lacrimoni causati dalle nostre risate isteriche.
Bob ci conduce nella sua stanza da letto, una vera Waterloo dei sensi, un luogo dove uscirne peste e forse sconfitte.
Un letto enorme in mezzo alla grande stanza stile coloniale. Reperti di ogni tipo, attrezzi ginnici, libri, album fotografici, un pc portatile di ultima generazione, uno stereo e un enormità di cd sparsi sul tappeto maculato liso e ridotto male.
Le finestre non hanno tende e la luna spunta tra gli alberi del giardino. Io e Viola siamo pervase da una specie di raptus e ci spogliamo lanciando tutto nella stanza, urlando come due kamikaze. I vestiti volano e Bob ci osserva dal letto.
La musica è a palla e noi saltiamo sul letto come due bambinette capricciose.
Iniziamo a toccarlo e accarezzarlo. Viola percorre il suo corpo con le sue piccole manine. Le mie mani sono lunghe e affusolate e stringono il suo cazzo come un marinaio l’albero maestro durante una tempesta.
Voglio rendermi esattamente conto della grandezza di questo bellissimo articolo da piacere. Viola mi aveva raccontato le mitiche dimensioni del pene di Bob e della sua difficoltà nel gestire la cosa. L’oggetto in questione si staglia dall’inguine di questo ragazzone ipervitaminico come lo shuttle da Cape Canaveral, a pochi chilometri da qui.
è grande, lungo, e il suo magico occhio mi fissa, o almeno mi pare. Circonciso e perfettamente dritto. Lo sfioro con un unghia arcuata e mi abbasso a depositare la lingua sull’occhio spalancato. I miei capelli ricoprono interamente la sua pancia piatta e ora tesa come la pelle di un tamburo. La musica martellante mi entra nelle orecchie. Mi sento veramente strana a ingoiarlo completamente. Gioco con la lingua e sento il suo corpo reagire. Adoro questa sensazione, tenere un uomo nella mia bocca e sentire il suo corpo in mio potere. Ho paura a sollevare la testa e rendermi conto della reazione di Vi. Scosto i capelli per scoprire il famoso di dietro scolpito della mia amica, incorniciato dal perizoma decorato di brillantini rossi, il tutto posato sulla faccia di Bob.
è intento a leccarla e succhiarla, al ritmo del corpo di lei che dondola lentamente cantandosi una ninna nanna di mugolii e sospiri. Appoggio le labbra sulla superficie liscia e morbida del glande. Lecco e succhio, aspiro come da una cannuccia e Bob si agita sotto di me. Viola sussulta e viene urlacchiando a più riprese. Si scosta dal viso di lui e si getta sulla montagna di cuscini dall’altra parte del letto. Mi sento penetrare dall’arnese più grosso che abbia mai potuto desiderare in questa vita. La sensazione è fantastica e colmante. Può sembrare nei primi istanti, di dolore misto a piacere. Piacere e solo piacere che pervade ogni millimetro del mio corpo. Le sue mani mi toccano, mi strizzano e tutto è amplificato. Lo guardo e i suoi occhioni blu sono persi, per un attimo, dentro i miei, ci guardiamo senza vederci. Siamo assorbiti nei nostri sensi. I miei lunghi capelli coprono a tratti il suo viso. Il respiro accelerato e il ritmo del mio cuore mi accompagnano dentro e fuori questo magico spazio. Mi afferra la testa e mi spinge la lingua in bocca. Mi sento posseduta due volte e questo bacio mi trasmette energia. Lo mordo e lo succhio, lo bacio e volo sulle ali di un aquila reale. Sono come quegli indiani che si trasformano nel loro totem spirituale. Sono l’aquila che sorvola le pianure sconfinate. Pura droga, sesso come estasi per il corpo e l’anima. Bob sta spingendosi sempre più a fondo, dentro di me. Sento tutto il suo corpo entrarmi. Mi accarezza i capelli e mi morde sul collo. Mi ritorna alla mente una scena che mi si parò davanti, molti anni fa allo zoo. Due leoni di montagna impegnati in una sessione amorosa. Lui la montava e la tratteneva mordendola sulla nuca. Lei mugolava persa sotto il peso incombente di lui. Mi ha sempre affascinato quella scena. Ora ero leonessa, sotto il dominio di Bob. Viola ci fissa dal suo angolo. Il mio orgasmo irrompe nella stanza, ormai silenziosa. La mia amica mi lancia un sorriso complice e mi indica dove spostarmi. FINE
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