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Lo Studio (Parte 5 di 5)

20 feb 2010

Scritto da jovanna

L’ora di pranzo era ormai arrivata e un sano appetito, come non provavi da tempo, si era risvegliato d’incanto. La giornata si era poi protratta più del solito, e dopo quell’intermezzo gustoso, la tua concentrazione era ritorna d’incanto a dei livelli impensabili, cosi avevi sbrigato parecchie pratiche prima di staccare la spina. Quella sera a casa tuo marito aveva preparato la cena, che caro ragazzo, e mentre ti raccontava dei suoi problemi di lavoro ti osservava in un modo strano, come se sul tuo viso brillasse una luce nuova.

“.. Allora hai trovato quel nuovo collaboratore che cercavi… “, buttò li mentre ti passava il pane,

“… si è un ragazzo giovane… molto dotato… un po’ timido, … ma credo che con il tempo si farà… si farà molto bene! “, replicasti pronta, con un sorriso malizioso più smagliante del solito alla sua domanda, …. povero caro. FINE

Lo Studio (Parte 4 di 5)

19 feb 2010

Scritto da jovanna

E cosi dopo un primo momento di smarrimento avevi percepito che la situazione poteva essere sfruttata a tuo vantaggio,

“… ma la prego continui pure la cosa mi interessa molto… “, eri o non eri tu il Boss. Il viso del ragazzo si stava facendo sempre più paonazzo, mentre i suoi occhi ti scrutavano ansiosi in un misto di desiderio e paura, si era messo a giocare nervosamente con una penna che aveva tirato fuori dal taschino della giacca facendo scattare freneticamente il pulsante a molla, come se quel movimento potesse servigli a trovare uno sfogo all’evidente gonfiore dei pantaloni che sembravano sul punto di scoppiare da un momento all’altro. Non ti eri mai trovata in una situazione cosi imbarazzante ed eccitante allo stesso tempo, mentre ti sentivi gli occhi del ragazzo frugarti addosso dappertutto con quella voglia repressa che portava stampata in viso, era una cosa nuova che ti dava un’eccitazione da mandarti in estasi. Avevi scoperto che aprendo leggermente le gambe lo slip poteva insinuarsi comodamente ancora più a fondo, aumentando cosi la tua sensazione di piacere e permettendo insieme al ragazzo di dare una sbirciatina più approfondita al tocco di fucsia che risaltava sul candore delle tue cosce. I suoi occhi non riuscivano più a staccarsi dalle tue gambe ipnotizzati da quella scena sconvolgente, mentre ormai le sue parole si erano ridotte a dei deboli farfugliamenti strozzati. Sentivi che aveva bisogno di un incoraggiamento, la sua voce era il tema principale dell’armonia che guidava i tuoi sensi, se si fosse fermata si sarebbe rotto l’incanto,

“…. allora mi dica, … cosa si aspetta dal lavoro che posso offrirgli… “, tanto bastò a ridestarlo, perché sentendosi colto sul fatto, come un bambino con le mani nel barattolo della marmellata, riprese il discorso con maggior enfasi.

“… opportunità… crescita… formazione… “, brandelli di parole che avevi sentito tante volte e che non significavano nulla al contrario della realtà che era una soltanto

“.. farsi un mazzo cosi… ! “, ma in quel momento erano altre le cose su cui eri concentrata. Stavi sperimentando che impercettibili movimenti del bacino avanti ed indietro riuscivano a stimolare meglio il clitoride, che ormai in piena erezione sembrava quasi voler fare concorrenza alla patta dei pantaloni del ragazzo sempre in procinto di scoppiare, o che invece piccoli movimenti rotatori permettevano alla sottile striscia di seta di entrare ed uscire dalla vagina, stimolando cosi contemporaneamente tutto l’apparato genitale. Lo slip incastrato tra le tue cosce era ormai divenuto un delicato strumento di tortura e piacere insieme e il caso, che aveva saputo cosi magistralmente trasformare quella situazione imbarazzante in qualcosa di straordinariamente eccitante, ti riportava alla mente il commento di tuo marito, facendoti sentire veramente una gran porca. La situazione stava ormai precipitando verso un irrefrenabile orgasmo e occorreva trovare in tutta fretta una via d’uscita. Congedare il ragazzo ? … , sul cui viso si potevano ora leggere tutte le sfumature del viola… , non sarebbe stato onesto nei suoi confronti, anche lui aveva recitato un suo ruolo principale. Scappare in bagno ? …. l’orgasmo non avrebbe avuto certo la stessa intensità che viverlo li dove era nato, quando

“… e cosi spero che lei… ” ecco l’aggancio giusto.

“… Assunto… “, la tua voce proruppe in un grido sommesso, mentre alzandoti in piedi di scatto, con la gonna ancora mezza sollevata, stavi avendo l’orgasmo più sconvolgente e violento di tutta la tua vita. Le vostre mani si strinsero per un attimo e quel fugace contatto bastò a prolungare l’estasi del tuo piacere per qualche istante ancora. Ora in piedi con il viso contratto in una smorfia di assoluto godimento e con le gambe tremanti sembravi quasi sul punto di crollare a terra,

“… si sente male signora… devo chiamare qualcuno… “,

“… no nulla grazie, è un malore passeggero… dev’essere questo primo caldo… “, riuscisti appena a mormorare alla sua offerta di aiuto sedendoti poi di nuovo sul divano e permettendo cosi allo slip si insinuarsi di nuovo imperterrito tra le tue cosce, ormai umide del piacere consumato. Era arrivato il momento di congedare il ragazzo,

“.. vada, vada pure … e di nuovo congratulazioni, l’aspettiamo domani per il suo primo giorno di lavoro… “. e cosi dicendo, mentre lo sentivi uscire e richiudersi la porta alle spalle con un evidente imbarazzo dipinto in volto, ti raggiunse una nuova e più violenta ondata di piacere che ti costrinse ad inginocchiarti sul pavimento appoggiando il bacino sui talloni sollevati, facendoti serrare forte la vita con tutti e due le braccia unite. Rimanesti cosi a lungo, dolcemente abbandonata e sconvolta da quello che eri riuscita a provare, per fortuna nessuno dei tuoi collaboratori si era accorto di nulla e del ragazzo non c’era paura di dubitare che avrebbe tenuto la cosa per se, magari arrivando perfino a pensare di essersi immaginato tutto, ma avevi già in mente, che se il caso avesse voluto e le circostanze permesso, saresti stata direttamente tu a risvegliargli con calma qualche idea in merito. L’ora di pranzo era ormai arrivata e un sano appetito, come non provavi da tempo, si era risvegliato d’incanto. La giornata si era poi protratta più del solito, e dopo quell’intermezzo gustoso, la tua concentrazione era ritorna d’incanto a dei livelli impensabili, cosi avevi sbrigato parecchie pratiche prima di staccare la spina. Quella sera a casa tuo marito aveva preparato la cena, che caro ragazzo, e mentre ti raccontava dei suoi problemi di lavoro ti osservava in un modo strano, come se sul tuo viso brillasse una luce nuova.

“.. Allora hai trovato quel nuovo collaboratore che cercavi… “, buttò li mentre ti passava il pane,

“. … (segue)

Lo Studio (Parte 3 di 5)

18 feb 2010

Scritto da jovanna

In un attimo ti eri liberata della calze, la cui morsa ti era divenuta ormai insopportabile, facendole sparire in una tasca. Finalmente le gambe erano libere di tornare a respirare, assaporando così il leggero tocco umido dell’aria che saliva da sotto. Un’ultima sistema alla gonna e avevi ripreso il tuo posto dietro alla scrivania, giusto un attimo prima che aprendo la porta ti annunciassero l’arrivo del nuovo candidato da esaminare. Avevi percepito il suo ingresso nella stanza preceduto dal suo profumo, con quel bouquet intenso di ambra e muschio, e ora sollevando gli occhi da una pratica gli avevi buttato una prima occhiata di traverso. Era in piedi al centro della stanza , 1, 85 circa , capelli neri ed occhi di un intenso verde smeraldo. Il tuo sguardo alzandosi dal foglio aveva iniziato a percorre tutta la sua figura partendo dal basso verso l’alto. Mocassini neri dalla linea moderna, gambe snelle e lunghe, avvolte in un jeans così aderente che metteva maliziosamente in risalto le sue forme decisamente maschili, giacca di velluto blu a coste sottili, una camicia di flanella in tinta, forse già troppo pesante per quel caldo inizio di primavera. Il ragazzo parve accorgersi del tuo sguardo femminile soffermarsi compiaciuto un attimo più del dovuto, e inizio a tormentarsi nervosamente il colletto della camicia. Finalmente i tuoi occhi si alzarono sul suo viso riuscendo a distaccarsi da quella visione di pura virilità. Avrà avuto si e no 25 anni, lineamenti volitivi e sfuggenti, una leggera barba incolta più accentuata sul mento, portava un paio di occhiali con una montatura leggera che gli conferivano un’aria vagamente intellettuale, con un’espressione che si intuiva intensa, ma che in quel momento sembrava decisamente a disagio, preso forse dall’ansia che gli procuravano il colloquio e il tuo sguardo indagatore insieme. Ti ricordava vagamente un attore americano, quello che faceva sempre le parti da bel tenebroso, come si chiamava…. il gitano che faceva innamorare quella donna che sapeva preparare quelle deliziose bevande al cioccolato, … Depp… ecco a chi assomigliava ! a Johnny Depp, una perfetta miscela esplosiva delle due cose che ti eccitavano di più la cioccolata e gli uomini tenebrosi.

“… Bene, perché non ci accomodiamo un attimo. Sig…. ? “, e cosi dicendo ti alzasti dalla scrivania indicandogli una poltrona del tuo salottino, proprio di fronte al divanetto dove ti stavi sistemando. Quel giorno avevi indossato il tuo nuovo tailleur leggero, quello color panna che ti piaceva così tanto, un gentile omaggio a quel primo ed inaspettato caldo primaverile, ma ora la gonna, dopo qualche stravizio di troppo che non avevi ancora smaltito dalle ultime festività, ti stava leggermente stretta tirandoti maledettamente sui fianchi. Mentre l’accompagnavi, nell’atto di sederti, non aveva voluto sentire ragioni e caparbiamente era rimasta in parte sollevata lasciando scoperto più bianco del dovuto delle tue cosce tornite.

“… Luca Maltolti…. “, disse il ragazzo, accomodandosi in bilico sulla punta della poltrona e deglutendo a fatica di fronte a quella vista sconveniente. Un attimo di imbarazzante silenzio era sceso nella stanza, mentre gli occhi del ragazzo vagavano alla disperata ricerca di qualcosa da fissare, con l’ansia di riuscire cosi a darsi un minimo di contegno, ma si vedeva chiaramente che faceva una fatica del diavolo a distogliere lo sguardo e non poteva poi sperare di portare avanti una conversazione senza guardarti direttamente, la sua posizione di esaminato non glielo consentiva di certo. Dopo vari tentativi non eri riuscita a far scendere di molto la gonna del blazer e la porzione di cosce che rimaneva scoperta era a dir poco molto generosa, per giunta tutte quelle manovre avevano avuto l’effetto di destabilizzare l’equilibrio precario in cui si trovava il nuovo slip ed ora, sotto l’azione congiunta degli elastici che si era tirati fino all’inverosimile, la striscia di seta si era fatta ancora più sottile iniziando ad insinuarsi pericolosamente all’interno delle gambe. Era bastato un attimo e le grandi labbra della vagina avevano delicatamente ceduto aprendosi al contatto morbido della seta, mentre sul tuo viso si accendeva un delicato rossore che si integrava perfettamente con il tono vermiglio delle tue labbra. Ora lo slip si era ridotto ad una dimensione tale che poteva essere assimilata comodamente ad un sottilissimo cordoncino di tessuto che premendo direttamente sulle piccole labbra esercitava un’energica pressione sul clitoride, a dire il vero non troppo disturbato dalla cosa. Sembrava non esserci rimedio a questa situazione paradossale ed ogni possibile movimento in più avrebbe potuto irrimediabilmente pregiudicare il precario equilibrio fino ad allora raggiunto. Toccava a te riprendere il filo del discorso e così cercasti di rimettere a suo agio il ragazzo,

“. allora mi racconti un po’ delle sue precedenti esperienze di lavoro… ” , ma era evidente che in quel momento di tutto il discorso non riuscivi a percepire nulla e mentre il ragazzo parlava facendo del suo meglio per mettersi in buona luce nella tua testa iniziavano a farsi strada altri pensieri. E cosi dopo un primo momento di smarrimento avevi percepito che la situazione poteva essere sfruttata a tuo vantaggio,

“… ma la prego continui pure la cosa mi interessa molto… “, eri o non eri tu il Boss. Il viso del ragazzo si stava facendo sempre più paonazzo, mentre i suoi occhi ti scrutavano ansiosi in un misto di desiderio e paura, si era messo a giocare nervosamente con una penna che aveva tirato fuori dal taschino della giacca facendo scattare freneticamente il pulsante a molla, come se quel movimento potesse servigli a trovare uno sfogo all’evidente gonfiore dei pantaloni che sembravano sul punto di scoppiare da un momento all’altro. Non ti eri mai trovata in una situazione cosi imbarazzante ed eccitante allo stesso tempo, mentre ti sentivi gli occhi del ragazzo frugarti addosso dappertutto con quella voglia repressa che portava stampata in viso, era una cosa nuova che ti dava un’eccitazione da mandarti in estasi. … (segue)

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