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Gwenn, il ritorno (Parte 2 di 12)

01 apr 2010

Scritto da rosy

Lo sento!
Percepisco le anime dei nostri compagni ed il desiderio di Lugh di ricondurli a noi.
Yann non rispose.
- Devi continuare a credere nel nostro dio, non puoi perdere la speranza, sarebbe un’offesa nei suoi confronti. – continuò Enor.
Il giovane capo pareva non ascoltarlo, il suo sguardo era rivolto verso la scogliera e nulla poteva distoglierlo. Ad Enor parve che le pupille di Yann si dilatassero mentre il respiro diveniva più veloce, segno di una forte eccitazione. Temendo una sua reazione violenta, che non poteva permettersi nei confronti del gran sacerdote al quale pure il capo doveva rispetto, Enor si allontanò di qualche passo prima di voltarsi verso la scogliera. Allora vide cosa stava puntando il nipote: una colonna di fumo iniziava a salire lenta verso il cielo. La sentinella aveva certamente riconosciuto i segni distintivi della tribù sulle barche in avvicinamento. Enor si rilassò visibilmente, Lugh aveva ascoltato le preghiere e soddisfatto le speranze dell’intero villaggio.
Dovettero attendere prima di correre incontro alle barche in arrivo, la bassa marea non consentiva d’entrare nella piccola baia; ma dalla riva si potevano scorgere le figure degli uomini a bordo che si sbracciavano nei saluti. La distanza era tale da non permettere a Yann, ed a nessun altro, di scorgere i lineamenti del viso dei marinai, quindi non si sapeva ancora chi era tornato e chi non c’è l’aveva fatta. Tentarono, allora, di contarli, ma le figure erano troppo indistinte e la prospettiva non li aiutava di certo. Bassi sulla costa, gli abitanti del villaggio, non potevano avere una buona visione. Il capo stava per inviare sulla scogliera due uomini con il compito di valutare quanti marinai ci fossero sulle barche, non poteva lasciare l’intero villaggio nel dubbio, doveva in ogni caso fare qualcosa per allentare la tensione che si stava creando. Proprio in quel momento la sentinella raggiunge sempre più trafelato il suo capo.
- Sono tre volte dieci. Uno più, uno meno! – disse l’uomo rivolto a Yann.
- Sei sicuro? – lo incalzò il capo
- Sì, li ho contati più volte. Non è facile, si muovono sopra le barche scambiandosi di posto.
- Trenta! – disse Yann rivolto ad Enor – Vuol dire che almeno sei non sono tornati.
Enor tacque. Sapeva che nessuna parola avrebbe attenuato la tensione. L’unica soluzione era attendere la risalita della marea ed accogliere i superstiti con tutto il calore possibile.
Quando la marea salì al suo massimo era ormai notte. Il villaggio appariva illuminato da innumerevoli fuochi sparsi a casaccio, ma non vi era angolo buio. Gli abitanti si preparavano ad accogliere i viaggiatori e, pur con la consapevolezza che alcuni non erano tornati, c’era aria di festa. Yann dovette imporsi per fermare la sua gente sulla spiaggia, molti parevano intenzionati a raggiungere le barche in avvicinamento a nuoto. Consentì solo agli addetti all’ormeggio di scendere in acqua per aiutare i marinai nel trascinare i legni in secca. L’apprensione saliva, molti erano i richiami da terra verso il mare e viceversa. Chi aveva un famigliare o un amico a bordo chiamava il suo nome sperando in una risposta, le urla riempirono l’aria della notte e le risate sovrastarono i pianti mentre i marinai sbarcavano. Yann dovette dimostrare il contegno degno di un capo e non si concesse di urlare il nome di Denez, ma il cuore fremeva nell’attesa di scorgere il fratello.
Fu Enor a riconoscere per primo il più giovane dei suoi nipoti, era l’unico uomo ancora a bordo della più grande delle barche, essendo a capo della spedizione
Appena a terra il ragazzo fu raggiunto dal fratello.
- Denez! – sospirò Yann – Lugh ha ascoltato le nostre preghiere.
- Yann, fratello mio! – disse il giovane mentre abbracciava il capo – Ho da raccontare per giorni, ci sono cose che non abbiamo mai immaginato… cose meravigliose… – disse indicando il mare.
- Dopo racconterai, ora vieni che il popolo vuole festeggiare il vostro ritorno.
Enor, troppo felice per parlare, si limitò ad abbracciare a lungo il nipote, poi insieme raggiunsero la testa del piccolo corteo formato dai marinai appena sbarcati. La massa del popolo si apriva al loro passaggio e si accodava sin che anche l’ultimo uomo si scansò e davanti a Denez prese forma la più bella visione che avesse mai avuto.
- Denez. – disse Enor – Questa è Gwenn Teir Bronn, figlia di Bronn; la tua promessa. È giunta al villaggio mentre eri per mare e… devi molto a lei.
- Tutti voi dovete la vita a questa giovane donna! – disse poi rivolto agli uomini che seguivano. – Onoratela, così come dovrai onorarla tu Denez. – aggiunse.
Detto questo Enor proseguì verso la piazza del villaggio, a Denez rimase appena il tempo d’incrociare lo sguardo con quello della giovane e restò colpito dal colore dei suoi occhi. Stava per commentare quella visione con il fratello al suo fianco ma notò che Yann teneva lo sguardo a terra, un’espressione triste e preoccupata, allora si trattenne.
Presero posto intorno alla mensa violando, per l’occasione la tradizione, e ponendo il giovane Denez al centro, tra Yann ed Enor. Era impossibile parlare senza urlare, tutto il popolo in festa generava una cacofonia incomprensibile. Denez era impaziente di raccontare il suo lungo viaggio e mostrare al fratello alcuni campioni delle merci che aveva portato con se, ma era anche altrettanto desideroso di rivedere quella ragazza così bella. Non comprendeva il motivo per il quale Enor l’avesse definita “giovane donna”, quello era un titolo riservato alle spose. Era anche curioso di sapere perché gli doveva la vita. Rimandò tutte queste domande al dopo cena, sicuramente Yann avrebbe desiderato discutere con lui nella tranquillità della propria capanna. Ogni volta che volgeva lo sguardo al fratello intravedeva nei suoi occhi una certa preoccupazione di cui non comprendeva la natura. Osservò la mensa, non mancava nulla. Spostò lo sguardo verso il confine del villaggio e riuscì a scorgere tra i bagliori del fuoco le lunghe file di pesci messe ad essiccare, i granai apparivano colmi, nessun guerriero in armi posto a difesa del villaggio, quindi non c’era timore di un’aggressione. … (segue)

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