Il mare di Grecia (Parte 2 di 3)
10 set 2008
Scritto da Odessa
La mia ragazza si prepara subito ad osservarli attentamente, io, temendo di dare troppo nell’occhio, resto defilato. Al solito i maschi sono più sbrigativi, si asciugano in fretta e poi, col solito sistema, si cambiano il costume rimettendosi i bermuda. Anche le due ciccione ripetono al contrario quanto fatto prima, via il pezzo alto del costume, fuori le tettone, asciugatura del petto, su la maglietta, asciugatura delle gambe, poi il telo da spiaggia cinge i fianchi delle due donne e nel frattempo le agili mani fanno cadere ai piedi il pezzo basso del costume. Quindi segue asciugatura delle chiappe e della passerona ed infine infilatura delle mutande e dei pantaloncini. Un classico accompagnato da fragorose risate. E lei ? La nostra fata che fa ? Quasi a sottolineare la sua diversità dal resto del gruppo è l’ultima anche in questa operazione e, con nostro sommo piacere ripeterà la show di poc’anzi, arricchendolo di un succoso particolare. Tutto questo mi verrà raccontato subito dopo, con dovizia di particolari, dalla mia ragazza attentissima a quanto successe, mentre io cercavo di osservare senza essere visto con il risultato di perdermi alcuni particolari. Dunque per prima cosa si spazzola per bene i lunghi capelli (che abbia un doppio senso la cosa ? ), poi si toglie il pezzo in alto del costume e si asciuga con meticolosità la parte superiore del corpo. Quindi si toglie lo slip del costume due pezzi e comincia ad asciugarsi le gambe, dal basso verso l’alto, su su fino alle cosce per finire con la regione pubica ed il culetto. E qui viene il bello perché per ben due volte compie, davanti a tutti, l’operazione di togliersi un qualchecosa dalla passerina. Forse un alga od un sassolino infilatosi durante il bagno (o forse solo un gesto gratuito per accentuare l’esibizionismo di questa bellezza nordica ? ). Fatto sta che, chinandosi leggermente in avanti come per guardrsela, con due dita di una mano si apre le labbra della fica e con l’altra mano indugia proprio lì davanti. La scena è molto forte, anche se dura pochissimo, e si conclude con una vigorosa spazzolata ai peli portata con le mani. Poi la ragazza si riveste nell’indifferenza più completa dei suoi compagni che l’aspettano già in sella alle moto, li raggiunge e tutti quanti ripartono tra gli sguardi incuriositi di tutti noi. Adesso è la mia ragazza a sfogarsi, mi faccio raccontare più volte quello che ha appena visto e lei, tutta eccitata, non si fa pregare e abbonda nei particolari. ” Figurati che si vedeva benissimo anche il rosa della carne quando ha fatto quella cosa lì con la mano” “Ma va, non ci credo” La stuzzico io che in effetti non avevo osservato la scena con l’attenzione con cui se l’era gustata lei “Ti giuro che è vero, era proprio qui a due metri da noi e poi so come è fatta quella cosa lì”
Intanto ridendo e scherzando siamo eccitatissimi anche noi due, io sto girato a pancia in giù con una notevole erezione e noto che il costume intero della mia ragazza, che sta seduta all’indiana con le gambe incrociate proprio davanti a me, presenta una zona scura proprio intorno all’ inguine. Maliziosamente glielo faccio notare e tutta la sua baldanza si trasforma in evidente imbarazzo. Decidiamo di farci entrambi un bel bagno per sopire i nostri istinti e nascondere le tracce della nostra eccitazione (anche se sappiamo benissimo tutti e due che in acqua ci andiamo per poter andare oltre a quello che ci è permesso fare in spiaggia). Atteso il tempo necessario a far “defluire” la mia protuberanza ed avvisati gli altri che in tutta la storia non avevano dimostrato grande interesse ci precipitiamo in acqua con la mia ragazza terrorizzata che qualcuno possa vederle il triangolino bagnato (fosse la prima volta che succede ! ). Bagni porcelli come piace chiamarli a noi ne abbiamo fatti parecchi anche durante la prima vacanza in campeggio sull’Adriatico. In genere io mi sfilo il costume e sto nudo in acqua senza problemi e con molta soddisfazione. Lei però, che fino a quell’anno portava solo costumi interi, non era mai andata oltre ad estrarre dal costume un seno alla volta da farmi succhiare, oppure spostare di lato il costume per farsi toccare la figa e provare con delle improbabili penetrazioni che venivano ben presto abbandonate per le difficoltà che comportavano. Così la cosa si concludeva con una masturbazione reciproca e tanto petting. Ma quella volta successe ben di più, intanto ci lasciammo trascinare dalla corrente lungo la costa, allontanandoci di qualche centinaio di metri dal punto dove eravamo entrati in acqua. Raggiunta un tratto di mare poco frequentato dai nuotatori e prospiciente un tratto di spiaggia poco popolato cominciamo a pomiciare ed a toccarci con l’acqua che ci arriva circa al petto. I baci sono passionali ed intensi e ben presto le mani scendono a toccare il sesso dell’altro. Io mi abbasso il costume alle ginocchia, prendo M. per i fianchi e, aiutato dalla spinta dell’acqua, me la “carico” addosso, cosi da avere il mio cazzo durissimo che preme contro il suo inguine, le infilo le mani da dietro e comincio a palpargli con foga il culo. Lei non rifiuta le mie advances, anzi torna a baciarmi con ancora più foga mentre mi cinge la vita con le gambe favorendo così il contatto tra i nostri due sessi. Restiamo avvinghiati per un bel po’, in equilibrio precario sulle mie sole gambe a strofinarci l’uno contro l’altro, fintanto che un onda più alta delle altre mi sbilancia e torniamo in piedi uno di fronte all’altro. Allora prendo con entrambe le mani le spalline del suo costume e gliele abbasso scoprendo entrambe le tette, non si oppone, le lascia tranquillamente uscire all’aperto, ora le guardiamo entrambi, quando arriva un onda si sollevano insieme ad essa, quando c’è risacca restano scoperte e visibili. Ci guardiamo intorno, in acqua non c’è nessuno nei paraggi ma sulla spiaggia davanti a noi ritengo che almeno una decina di persone siano ad una distanza sufficiente per scorgere i particolari di un corpo nudo e per comprendere che scopo abbiano certi movimenti ed allora, senza farla rivestire, la invito a seguirmi qualche metro più in là, giusto lo stretto necessario per ritenermi al sicuro. … (segue)
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