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Il piacere della sottomissione (Parte 5 di 10)

13 feb 2009

Scritto da claudia

Non ci sono tagliata per fare la rapinatrice”
“E per il sesso si? ” le domandò lui con uno sguardo lascivo, che la spaventò.
“Insomma ho pensato che in fondo si trattava solo di fare del sesso, e quello lo fanno tutte, non ci vorrà mica una laurea. Lo so fare anch’io, ho quasi 20 anni sa ” rispose con aria di sfida, avvertendo una sottile inquietudine, quasi un presagio.
” Va bene Marina ” concluse lui alzandosi ed accompagnandola alla porta
” come ti ho detto vedrò cosa posso fare. Telefonami… tra 2 giorni alle 10 e credo di poterti dare delle notizie, speriamo buone”.
Lei gli diede la mano e lo ringraziò. Uscì dallo studio e si ritrovò in strada, in una dolce serata di maggio che la invogliò a camminare nelle strade del centro.
Ripensò al colloquio appena sostenuto, forse aveva esagerato, magari quella cosa dei film porno non doveva dirla, ma aveva voluto essere sincera, la sua disperazione era autentica e voleva che lui lo sapesse, che fosse ben motivato ad aiutarla.
Quello che non avrebbe mai confessato era che l’idea la eccitava molto, fare sesso con tutti quegli uomini, uno dopo l’altro, tanti insieme, con donne magari, era una fantasia ricorrente nei suoi orgasmi solitari. Si vedeva alle prese con orde di maschi, penetrata in ogni orifizio ed in ogni modo, e così filmata, fotografata e venduta per il mondo, per milioni di uomini che si sarebbero masturbati furiosamente davanti allo schermo o sulle sue foto. Le avrebbero spruzzate di sperma che lei immaginava di poter magicamente sentire addosso, come nella pubblicità del Ramazzotti quella modella che sente il sapore della goccia caduta sulle labbra di una sua foto, per goderne all’infinito. Di solito al culmine di questa fantasia in cui milioni di maschi nel mondo le fiottavano addosso sperma bollente e profumato aveva un orgasmo più forte degli altri, e rimaneva quasi tramortita nel suo lettino scivolando insensibilmente nel sonno.
Arrivò a casa per l’ora di cena e non disse quasi nulla, a tavola con i suoi, tramortita dalla fatica che la tensione di quella giornata le aveva messo addosso.
Finito di cenare se ne andò in camera e si mise subito a dormire, non si accorse neanche di sua sorella quando anche lei andò a letto nel lettino di fianco al suo.
Due giorni dopo alle 10 in punto Marina telefonò all’avvocato col cuore in gola. Lui fu laconico e le disse solo di passare in studio alle 16, 30 perché aveva delle novità importanti. Come l’altra volta la segretaria la fece entrare e lui arrivò dopo qualche minuto. La osservò con calme e dopo averla salutata disse alla segretaria di andare pure a casa e di chiudere la porta, così nessuno li avrebbe disturbati.
Marina lo seguì nel suo studio e lui la fece sedere nel salotto, sul divano in pelle, sedendosi a sua volta su una delle poltrone.
Lei era tesa come una corda di violino, e lui restò in silenzio per lunghi secondi guardandola da capo a piedi. Lei aveva indossato dei pantaloni neri attillati con un golf scollato che le valorizzava il seno e gli occhi e si sentì, non sapeva come, nuda sotto quello sguardo.
Ebbe un fremito di disagio e nervosismo e lui iniziò a parlare.
” Vedi Marina, ho avuto tutte le informazioni che ci servono, e ti sei messa in un bruttissimo guaio ”
” Oh Dio! ” gemette la ragazza.
” Ma …. forse…. ho trovato una soluzione”
“Mi dica tutto”.
” Si è meglio iniziare dal principio perché altrimenti non capiresti la situazione e la soluzione che ti offro. Per favore non interrompermi, poi alla fine puoi chiedermi tutto quello che vuoi. Vuoi da bere ? ”
” Si grazie, qualcosa di forte mi ci vuole” rispose lei
” Penso proprio di si” le rispose lui versandole una buona dose di un finissimo brandy spagnolo. Lei prese il bicchiere e ne bevve una sorsata abbondante rabbrividendo poi per il calore bruciante che la bevanda le aveva acceso nel petto e nello stomaco.
” Allora, il problema è molto più complicato di quello che pensi . I soldi sono solo una scusa, così come lo è stata la droga. Loro miravano a tua sorella .. ”
“Cosa! ? ? ” esclamò Marina.
“Per favore non interrompermi, lasciamo finire, vedrai che ti sarà tutto chiaro. Dicevo che il loro obiettivo era di mettere le mani su tua sorella. In realtà fanno parte di un grosso giro internazionale di mercanti di sesso, trattano solo ragazze maggiorenni e diciamo consenzienti, così non hanno problemi con la polizia. Si si, lo so tua sorella è minorenne e non è certo consenziente, ma avrebbero aspettato fino alla maggiore età e poi con un guaio come quello della droga sulle spalle l’avrebbero convinta o costretta col ricatto a prestarsi al loro gioco. Poi sei arrivata tu e hanno cambiato obiettivo: adesso è te che vogliono, possono averti subito e lo faranno. ”
” Che cosa ? ? ” domandò Marina con un filo di voce.
” Beh la storia è molto cruda. Per non insospettire le famiglie fanno offrire da una agenzia loro complice un soggiorno di studio all’estero per perfezionare una lingua straniera seguito da uno stage di lavoro come animatrice in un villaggio turistico o in un albergo. Invece la realtà è che le ragazze sono portate in ville o castelli superesclusivi dove vengono fatte prostituire per clienti ricchi ed esigenti, che pagano moltissimo ma esigono altrettanto. Le ragazze devono assecondare qualsiasi desiderio, fino ai più perversi, e si tratta di orge, rapporti omosessuali, vere e proprie violenze di gruppo, sadomasochismo, pissing, rapporti con ogni tipo di animale, e così dicendo.
Questo tipo di perversioni è il più pagato, ancora di più se le ragazze sono delle dilettanti e non prostitute di professione. Così passano i primi tre mesi di corso. Poi, se la ragazza è bella e portata a queste prestazioni, cambiano stato e ripetono il giro, e questo credimi è il destino migliore, almeno le poverine vivono in buoni ambienti e il numero di prestazioni non è esagerato.
In caso di scarsa attitudine o rendimento, oppure se la ragazza non è piaciuta molto, allora la portano sempre in un altro stato, ma la mettono in un bordello, dove viene venduta come una comune prostituta, e quella vita è un vero inferno. … (segue)

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