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Istruttore di surf (Parte 3 di 3)

05 mar 2010

Scritto da rosy

La mia lingua scese sui capezzoli, succhiandoli alternativamente e, subito, la costrinsi a porsi supina sull’acqua, pancia all’aria, senza farle perdere l’impugnatura del mio palo. Poggiai la lingua sopra le mutandine del costume, all’altezza della fessura, facendola gemere. Spostai subito quel piccolo ostacolo ed iniziai a succhiare la carne morbida e setosa della sua fica. Lei mi scongiurava di smettere dicendomi che si vergognava, ma io continuavo a leccarla tenendole le gambe allargate con i miei avambracci. La lingua aveva proseguito la sua opera persuasiva ed appena presi tra le labbra la clitoride, Laura si lasciò travolgere. Godette scalcinando ed urlando a squarciagola, un crescendo di passione che le scosse tutto il corpo. Alla fine respirava a pieni polmoni, rossa in viso per lo sforzo, l’eccitazione e la sua timidezza. Non le diedi tregua: “Non ti dispiace se mi finisci la pugnetta? Sai, non ce la faccio a resistere. ” Mi aveva guardato interdetta e con curiosità, ma la sua mano era ripartita di buona lena e poco dopo il mio seme risaliva in superficie formando tante piccole chiazze bianche. Ne avevo presa una tra le dita, mista all’acqua salata, e – prima che la ragazza potesse capire e impedirmelo – l’avevo strofinata sulle sue labbra, sorridendo allegramente.
“scherzetto! ” Aveva riso anche lei, benché fosse stordita dal mio modo di fare.
Per tutto il ritorno sul surf la tenni stretta tra le mie braccia, baciandole occasionalmente il collo, riempiendola di parole da innamorato e pizzicandole le natiche scherzosamente.
“Finiscila, maiale! ” mi replicava sorridendo. Eravamo scesi in spiaggia con la promessa di rivederci la sera, e così era stato. L’avevo raggiunta in piazza verso le undici (con una buona, strategica, mezzora di ritardo). Era seduta in uno dei tavolini dell’unico bar paesano, insieme ai suoi. Li avevo salutati educatamente, quasi passassi da lì per caso. Poi, avevo accettato l’invito del padre a prendere qualcosa da bere e mi ero seduto accanto all’uomo. Dieci minuti dopo Alfredo, uno degli altri del mio gruppo, si fermava col fiatone.
“Luciano!! è un’ora che ti cerco. ” Aveva sbottato tutto di un fiato. Ne era seguita una concitata botta e risposta tra me e lui. Era stato organizzato un falò in spiaggia, mi aveva detto, e mancavo solo io per iniziare. Ovviamente, l’invito era stato immediatamente esteso a Laura e, non con poco sforzo, avevo convinto i genitori a farla andare con noi. Così, li lasciammo seduti al bar per un fine serata imprevisto (almeno, da lei).
Giunti in spiaggia rimanemmo qualche minuto insieme al gruppo di ragazzi e ragazze, seduti in circolo intorno alle fiamme, per cantare, accompagnati da un paio di chitarre. Dopo qualche minuto, però, vedemmo alcune coppie appartarsi, dirigendosi verso gli scogli. Abbracciai Laura, stringendola a me. ; le diedi un bacio delicato sulle labbra e la invitai ad alzarsi. Mi seguì docile e vogliosa, ignara di quel che avevo organizzato con Alfredo.
Dopo avere disturbato un paio di coppiette col nostro passaggio, trovammo posto tra due grossi massi. Ci sdraiammo e, senza perdere tempo, le infilai una mano sotto la maglietta. Mentre la baciavo e le stritolavo un capezzolo tra le dita, sentivo il cazzo premere sotto i pantaloni. Mi abbassai la cerniera, invitandola, con i gesti e le parole, a portarmelo fuori. Lo fece senza battere ciglio e la sua mano iniziò ad andare su e giù, così come aveva imparato nel corso della giornata. La lasciai fare per un po’ poi:
“Laura, ora prendilo in bocca. ” Fui fermo nella mia richiesta. Usai un tono gentile, sì, ma non ammettevo repliche e lei ne fu subito consapevole.
Sapeva di cosa stavamo parlando – le sua amiche e qualche sbirciata a foto pornografiche l’avevano già istruita – ma appena mi disse che non voleva, le presi la testa fra le mani e iniziai a spingerla verso il basso. La sua resistenza era flebile.
” e se poi non mi piace? ! Se non so come si fa, tu me lo dici? Mi fai smettere? ” Intanto era giunta col viso a pochi centimetri dal mio palo.
Inizia ad accarezzarle i capelli e a tranquillizzarla. Tutto sarebbe andato per il verso giusto le dissi. Per tutte le ragazze c’era stata una prima volta, e nessuna aveva fallito. Perché mai lei avrebbe dovuto fare eccezione?
Mi guardò con l’aria perplessa, delusa. “Allora, già altre lo hanno fatto con te? ”
Cazzo!! Ero stato un idiota. Per poco mandavo tutto a puttane ma, per fortuna, il fato fu dalla mia. In quel momento ci giunsero i gemiti e le voci della coppietta vicina a noi (doveva essere dietro ad uno dei massi). Lui che la incitava a continuare a succhiarlo, a bere tutto. E si sentiva distintamente la ragazza deglutire rumorosamente. A Laura scappo da ridere. Poi, come per incanto, iniziò a darmi piccoli baci sulla punta del pene. FINE

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