Laura

Era ormai tardi quando sono uscito dall’ufficio ed oggi non era stata una bella giornata.

Piena d’impegni, piena di rogne, girava male a tutti, e non si sa il perché.

“Forse non scopate abbastanza”, pensavo, o forse sono io che a volte faccio voli assurdi con l’immaginazione perdendo il senso della realtà.

A volte mi basta guardare una collega, che già con la mente “volo” oltre la semplice scopata, riuscendo a superare i momenti di soddisfazione di quando un uomo riesce a far pienamente godere la sua donna.

C’è chi dice sia una questione di feeling, secondo me è solo questione d’intensità.

Intensità che diventava palpabile ogni volta che vedevo Laura nel corridoio.

Incredibilmente bella, ogni volta provocante, non stanca mai, come la nutella, e la mangeresti a tutte le ore del giorno.

Inutile dire che ho immaginato di scoparla nell’ascensore, in mensa, davanti ai tornelli all’ingresso o, meglio ancora, sulla poltrona dell’amministratore delegato.

“Fantasie,” mi dicevo, “che allietano le giornate, e danno sapore alla solita minestra.”

Mai avrei immaginato quella sera di poter realizzare parte di quelle fantasie, come mai avrei immaginato di essere in grado di poter osare tanto.

Fuori pioveva, ormai l’inverno era alle porte, e quando piove l’unica cosa che vorresti fare è stare al calduccio, al riparo, dovunque tranne che per strada.

Eppure bisognava tornare a casa, quindi mi son messo l’anima in pace e son partito.

La strada era schifosamente deserta, pioveva quasi come se fossero le prove generali del diluvio universale, e ad accrescere la difficoltà di non riuscire a vedere la strada, c’era anche la paura di prendere qualche buca che potesse danneggiare la macchina.

Proseguivo con prudenza, cercando di stare attento alle insidie nascoste, quando dopo una curva trovo una macchina ferma, con le 4 frecce inserite.

“Pensa che bello”, ho pensato, “proprio dietro la curva”.

Mi affianco, basso il vetro del lato passeggero per dire al conducente della macchina di provare a spostarsi, dato che si trovava in una posizione pericolosa, e chi mi risponde timida e sperduta come cappuccetto rosso nel bosco ?

Ma si, la dolce Laura !

Mi ha detto di aver preso una buca, di aver sentito un forte rumore, e di non essere riuscita a spostare la macchina.

Decido di darle una mano, non tanto perché cappuccetto rosso ha bisogno del lupo cattivo per completare la fiaba, ma perché realmente si trova in una brutta posizione.

Scendo quindi dalla macchina, la pioggia incessante mi ricorda quanto è bello a volte farsi i fatti propri e tirare dritti, ma per cappuccetto rosso … questo e altro.

“Complimenti vivissimi “, penso in me stesso “questa la levi col carro attrezzi”.

Aveva preso una buca enorme, e purtroppo aveva rotto il supporto della ruota, per cui non c’era verso di farla proseguire.

Decido comunque di trainarla per pochi metri con la mia, giusto per levarla dalla curva, ed accostarla il più possibile al bordo della strada, “Così domattina verrà il meccanico a prenderla”.

Risalgo finalmente in macchina, faccio accomodare anche lei, ma siamo entrambi bagnati fradici.

Metto al massimo il riscaldamento, e mi avvio, facendomi dire dove portarla.

Pensa che strano, abita vicino casa mia, e non l’ho mai vista.

Percorriamo adagio la strada ed intanto lei mi dice che ha fatto tardi per delle pratiche urgenti da sbrigare, io invento qualche cazzata, ma in effetti sono rimasto a navigare su Internet.

Ho visto l’impossibile, e il solo ricordare il motivo del mio ritardo, mi procura una strana eccitazione.

Adesso lei mi dice di sentire caldo (è normale, il corpo sta reagendo al freddo che abbiamo preso spostando la sua macchina), riduco il getto d’aria calda, e lei si toglie la giacca, facendomi vedere la sua camicetta bagnata che in pratica la rendeva nuda.

“Ok, stai calmo, le cosce me le fai vedere ogni giorno, adesso mi sbatti in faccia anche le tette ? Calmo, la parte del lupo la recito un’altra volta”.

E lei parla,parla, ed io volo con la mia testa, mentre la strada per arrivare a casa si allunga sempre più, visto che ormai vado a 20 all’ora.

Non avrebbe senso andare più veloci, tutto quello che mi serve, è in macchina con me, in questo momento.

Le faccio presente proprio questo, e cioè che “Io, a differenza tua, sarei più fortunato se mi si dovesse fermare la macchina, perché tutto quello che mi servirebbe per stare bene, sta in macchina con me in questo momento.”

Fa finta di non capire, sorride, ed intanto la sua gonna diventa sempre più mini, ed il suo profumo si è ormai diffuso nell’abitacolo.

“Buono, non l’ho mai notato”. E’ chiaro, notavo sempre le cosce di questa “puledra in corsa” ogni volta che passava.

“Io invece ti avevo notato”, mi dice lei, “ed anche da un bel po’ di tempo”.

“Brava troia”, penso, “e quando me lo fai capire ? Quando vado via dall’ufficio ?” “A si ?” rispondo, “e da quando ?”

“Da quando ti vedo sempre con donne.”

Replico con un timido “Ma sono amiche …”

“E ci sarà un motivo” dice girandosi verso di me, mettendomi una mano tra i capelli, e guardandomi fisso “se queste donne ti sono sempre vicine”.

“Beh, il motivo c’è” le dico “ma spesso non si vede subito” .

“E noi facciamo in modo di vederlo subito” dice lei mettendomi una mano sulla patta dei pantaloni.

Non me l’aspettavo.

Va bene, tutte troie le donne, quelle che più te la fanno vedere non te la daranno mai, tutte queste cazzate che ti vengono dette e che alla fine accetti per vere, ti fanno credere che le persone son diverse da quello che sembrano.

Le cose a volte bisogna chiamarle col proprio nome.

Laura è una troia, a cui piace godere dello sguardo e del desiderio altrui, e gode ancor di più quando sente qualcosa di caldo e grosso che le sfonda la sua passerina.

La guardo e mi sorride.

Mi fermo al bordo strada e le sparo un bacio mettendole una mano sul seno, e lei continuando a palpeggiare il mio bozzo, che ormai sta per esplodere, mi frulla un mulinello incredibile con la sua lingua nella mia bocca, inebriandomi come un’overdose d’alcol.

Attimi, secondi ancora, ed ancora siamo attaccati come due ventose, mentre fuori piove di brutto.

L’Ardeatina è diventata un torrente, non mi stupirei se vedessi passare qualcuno in canotto che fa rafting, chiedendomi la direzione da prendere per il mare.

Ci stacchiamo finalmente, mi manca l’aria, ho il cervello annebbiato, la pressione a mille, l’adrenalina nel sangue mi fa sentire un drogato, ed un bozzo nel pantalone che rischia di bucarmelo se non lo libero subito.

Ma ci pensa la “buona” Laura a liberare “la belva”, ed in un attimo è già ospite della sua calda bocca.

“Incredibile”, penso tra me, “oggi nel corridoio ti avrei scopata sulla fotocopiatrice, ma è adesso che sto toccando il cielo, con te che col risucchio, mi fa uscire anche l’anima dal mio
adorato uccellone”.

Su e giù, senza fermarsi, arriva in cima, giocherella con la punta della lingua sulla fessura della mia cappella, e poi riscende, ingoiandolo tutto, fin quasi a prenderlo in gola, poi risale, e questa volta tocca alla cappella intera godere di un particolare trattamento.

La cattura intera con le labbra, la graffia dolcemente con i denti, poi la circonda con la
lingua, e ne percorre la circonferenza più volte, facendomi sfiorare il cielo con le dita, e rischiando di farmi morire d’infarto.

Intensità, ecco cosa distingue Laura dalle altre.

La qualità del suo “lavoro”, l’impegno che ci mette nell’eseguirlo, e l’ottimo risultato che riesce ad ottenere con la sua diligente applicazione.

Inutile dire che anche un impotente ad un simile trattamento avrebbe goduto in 30 secondi.

Sento che l’esplosione sta per arrivare, ed anche lei se ne accorge, ma non rallenta il ritmo.

Lo prende tutto in bocca e accelera la velocità di salita e discesa, poi si ferma, lavora col la lingua, aspira sorte, succhia ancora,

“Ma come fa a respirare”, penso, ed infatti la sento respirare a fatica col naso, e finalmente arrivo anch’io.

Lei non molla la presa, e aspira fino in fondo ogni goccia del mio caldo seme.

Un fiume in piena, un vulcano in eruzione, che semina cenere e lapilli, in forma di sperma, direttamente sul viso di Laura, ed in parte sui capelli, sulle labbra, che ora leccano il mio uccello e lo sperma come se fosse un gelato.

Pulisce tutto fino in fondo, e credo apprezzi realmente il gusto del mio sperma, “Manca solo che faccia il ruttino”, penso.

Sono distrutto, sudato, stravolto ma felice.

Ed anche lei sembra in estasi.

Mi guarda e mi sorride, si avvicina e mi bacia ancora, e mi tocca, ed a questo punto tocca a me ricambiare “la sua gentilezza”.

Le tocco il seno, non è enorme, ma ci sta bene nella mia mano.

I capezzoli dritti mi indicano il suo stato di eccitazione, infilo una mano sotto la camicia, sposto il reggiseno, e sento la pelle calda del suo seno che si muove con il ritmo del suo respiro.

L’altra mano scende tra le gambe, ed incontra il “soffice ruvido” dei collant, che da sempre ho odiato per la trappola che rappresentano.

Decido di castigarli stasera, ed infatti non aspetto che lei se li levi.

Per arrivare alla sua tana decido di strapparli.

Operazione che dovrebbe essere semplicissima , ma che non mi riesce subito, facendomi fare la figura del coglione.

Ci riesco, finalmente sento il contatto delle sue mutandine, e “Toh, guarda che sento qua”.

Quel ramo del lago di Como, non l’avrei mai immaginato, ma si trova proprio qua, racchiuso in una piccola pozzanghera di piacere, che la dolce Laura secerne dalla sua passerina.

Non voglio perdere altro tempo.

Con una mano stuzzico il capezzolo, e con l’altra le scosto le mutandine ed arrivo a contatto con la sua morbida fica.

“E’ incredibile quanto sei calda” le dico, e le do un altro bacio, mentre con due dita entro nella sua vagina.

Umida e calda, le mie dita scivolano beate, si sentono a casa propria, e procedono un pochetto per poi ritirarsi.

Un altro breve giro di “passeggiate in fica” e mi vien voglia di sentirne il sapore, ma voglio che sia lei a farlo prima di me.

Sfilo la mano e la porto nella sua bocca, e lei me la lecca, piano, mi “ciuccia” le dita come se fossero il mio pene, procede avanti ed indietro, ed intanto “la belva” da sotto si è risvegliata.

Fremo dalla voglia di sentire il calore della sua fica dritta sul mio viso, e lo voglio subito, ma lo
voglio in un modo strano : sul cofano della mia macchina.

Le dico di scendere, mentre apro il mio sportello, lei non capisce cosa voglio ma lo fa lo stesso.

Non fa caso al fatto che piove ancora, tanto siamo fradici, e l’acqua in parte ci fa anche piacere mentre scivola sulla nostra pelle.

La faccio mettere sul cofano, poggiandole il mio maglione sotto, ed aprendole le gambe come un libro da leggere.

“E leggiamolo questo bellissimo libro” penso, mentre mi avvicino alla tana delle meraviglie.

Stupenda, imperlata dei suoi stessi umori, la sua passerina sembrava un ostrica schiusa, sembrava un trono dove regnare, sembrava il simbolo del peccato ed il paese della lussuria.

Cominciai piano, dall’alto al basso, facendola un po’ soffrire per l’attesa di un “attacco massiccio”.

Proseguii dedicando una particolare attenzione al suo clitoride ormai eretto come un piccolo
pene, penetrandola nel frattempo con due dita.

La bimba sembrava apprezzare il trattamento, e mugolii e sospiri facevano da contorno a questa mia performance.

Continuava a piovere, ma sinceramente non me ne rendevo conto.

Ormai non mi rendevo conto di niente, di essere per strada sull’Ardeatina, di fare un qualcosa che da sempre consideravo un sogno, e che ora si stava svolgendo come il più reale dei desideri esauditi dal cielo.

E ringraziando chi mi osservava dall’alto continuavo a leccare e penetrare, a spingere la lingua nel tenero bocciolo, mentre con le dita insidiavo il “canale posteriore”, ed aumentavo il ritmo del lavoro di lingua.

Godeva, ed urlava ormai, insieme ad abbondanti fiotti di umore che uscivano dalla magica fessura.

Mi afferrò per i capelli, mi scompiglio come un selvaggio, mi graffiò il collo, ma io non mi fermavo, anzi aumentavo l’andatura.

Sentii le sue unghie conficcarsi nella mia schiena, ed i suoi gemiti che erano diventati urla di piacere.

Era giunto il momento di darle tutto, anche perché la dolce Laura meritava questo ed altro.

Diressi il mio “signore e padrone” a conoscere la sua “regina”, ed entrai in lei, come il padrone di casa fa ritorno la sera dopo una giornata di lavoro.

Solo che la mia moglie che mi attendeva era proprio lei, ed il calore domestico lo sentivo fisicamente nel fuoco che c’era nella sua fica.

Calda, bollente, eccitante, umida, piacevolissima e profumatissima.

Entravo ed uscivo come se lo avessi sempre fatto il lei.

La pioggia scendeva e la sentivo sulle mie labbra, la sentivo sulla mia pelle, la sentivo
sulle sue labbra, e sulle sue tette dolcissime.

Ad ogni affondo un rumore di acqua spostata, tipo un passo sulla riva del mare, ad ogni affondo un gemito di piacere, un’unghia che mi tormenta, una lingua che incontrava il mio orecchio, una mia mano che incontrava un suo capezzolo, una lingua che incontrava un’altra lingua, fuori dalle nostre labbra e da ogni parte del mondo, perché in quel momento
noi eravamo dovunque tranne che su questo pianeta.

Ancora un affondo, e poi un altro, ed un altro ancora, ed eccomi arrivare come un treno in corsa. come un ariete che sfonda una porta, come la carica di un cannone, che esplode
all’improvviso sconvolgendo il paesaggio che si trova davanti.

Ed infatti io le venni sulla pancia, sui peli della sua fica, sulle gambe ed in parte sulle tette.

Quasi tremavamo per l’orgasmo raggiunto, altissimo, in sintonia l’uno con l’altro, intenso, come credo sia il modo di amare di Laura.

Pieno di passione e di sentimento, di chi dà tutto senza risparmiarsi, quando sente di doverlo dare.

Con le mani cominciò a spalmare lo sperma sulla sua pancia, sulle calze che ancora aveva, sulle tette che raccoglievano ancora lacrime di gioia e di pioggia, sul suo viso e sui suoi capelli.

Mi sembrava impazzita, come una bambina che felice gioca senza pensieri, contenta solo di esistere.

La baciai ancora e rientrammo in macchina.

Era tempo di riaccompagnarla a casa.

La salutai donandole un ultimo bacio, mentre la mia mano percorreva i suoi lunghi capelli.

Il suo profumo rimase a lungo nella mia auto, il profumo di un amica che mi ha sorpreso per la sua spontaneità.

E per la sua intensità.

Da troia.

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