Roby, una vera amica (Parte 2 di 3)
14 nov 2009
Scritto da jovanna
..
“Entra! “, mi disse sottovoce.
Era bellissima, come sempre. Indossava una canottiera rosa ed un paio di pantaloncini bianchi.
I suoi lunghi capelli erano legati a treccia ed il suo profumo quello di sempre.
Una volta entrati in casa mi fece accomodare sul divano del soggiorno. Iniziò a parlare mentre io non staccavo i miei occhi dal suo corpo.
Notai che aveva ancora gli occhi gonfi.
Poco prima aveva pianto, al telefono.
Solo in quel momento iniziai ad ascoltarla.
Beh, i suoi problemi erano quelli di qualche anno prima.
Con la differenza che allora era solo fidanzata ed oggi è sposata.
“Sai, penso che Mario si veda con un’altra”, mi disse.
“Ma va! “, risposi io.
“L’hai forse visto, te l’ha detto qualcuno o è pura immaginazione? “.
“No, no. Me lo sento. Ultimamente è diverso: parla poco, è sempre nervoso e sta sempre meno in casa con me”.
“Beh, sarà qualche problema sul lavoro o con qualcuno, non credi? ”
“è diverso anche a letto. Pensa solo a se stesso e molto spesso mi tratta come una puttana”.
A quel punto mi si rizzarono i capelli. Roby che mi parlava dei problemi di sesso tra lei e suo marito…
Cosa fare?
Cercare di sviare l’argomento?
Approfondirlo?
Mi resi conto che ormai mi trovavo lì e la scelta era forse unica.
“In che senso ti tratta come una puttana? “, incalzai io.
“Nel senso che mi salta addosso, mi scopa e quando è venuto si allontana senza neanche baciarmi”.
“Non è mai stato così? ”
“No. è vero che non ha pensato mai troppo a me, ma prima era molto più romantico”.
“Cosa starà succedendo? “, ripresi io, pensando già a come sfruttare la situazione, dimenticandomi che poco prima mi disse di aver paura di essere tradita.
“Si vede con un’altra, te l’ho detto! ”
“Ma no. Vedrai che è qualche problema temporaneo”.
“Ma quale problema temporaneo, è un po’ che va avanti così. E poi, io devo sempre subire le sue voglie, senza mai provare un po’ di soddisfazione? ”
Cominciai ad annusare che qualcosa si stava smuovendo nel verso giusto.
Ma non riuscivo a farmi venire alla mente qualcosa di buono, tanto per non fare brutta figura.
Intanto, giù, sotto la mia cerniera, il mio cazzo cominciò a svegliarsi, così, come se niente fosse.
D’altra parte l’aveva fatto già infinite altre volte sentendo la voce di Roby.
E quante altre volte aveva visto, con i suoi occhi, le sue lettere, là nel bagno della caserma, quando mi masturbavo, anche tre, quattro volte al giorno, pensando a lei.
Una volta, un mio compagno se ne accorse e mi curò.
Mi disse che ero pazzo a farmi tutte quelle seghe e che avrei rischiato qualcosa di brutto.
Ma il mio desiderio era troppo grande e, in quel periodo, Roby era proprio tutto per me. Beh, forse lo è ancora adesso.
“Sai che da quando lo conosco e che da quando abbiamo iniziato a fare l’amore io sarò venuta sì e no quattro, cinque volte? “, esclamò cercando di riguadagnarsi la mia attenzione.
“Davvero? “, dissi io. “Ma non l’hai mai detto a lui? ”
“Come faccio? Ho paura che mi giudichi una frigida e non ho il coraggio di dirgli che è colpa sua”.
Il discorso cominciò a farsi un po’ pesante.
D’altra parte, in almeno 25 anni di amicizia non siamo mai arrivati a parlare di queste cose.
Io cercai di risponderle senza farla pensare che volevo saltarle addosso, anche se era proprio quello che volevo.
Il mio cazzo cominciava a stringermi i pantaloni in maniera insopportabile, come non mi era mai successo prima.
Non sapevo più come nasconderlo ai suoi occhi assumendo mille posizioni.
“Sento spesso parlare alla TV dell’intesa sessuale nella coppia”, riprese lei, “ma io, sinceramente, non so nemmeno cosa sia.
è sempre andata così: lui viene tranquillamente, d’altronde si vede; io, invece, l’orgasmo non lo raggiungo mai e lui non se ne accorge”.
Mentre parlava la guardavo negli occhi.
Ad un certo punto si accorse della mia erezione.
Probabilmente era la prima volta per lei vedermi così, perché mi disse, decisa:
“Luca, lo facciamo? ”
“Cosa? “, risposi io, proprio come un deficiente.
“Guarda in che condizioni ti ritrovi”, mi disse,
“ed io non sto più nella pelle”.
“Se è per quello sono vent’anni che io non sto più nella pelle”, ripresi io, accecato dall’evolversi della situazione.
Sentìi un suo sorriso subito smorzato.
Non mi accorsi che lei, nel frattempo, mi aveva già slacciato i pantaloni ed aveva ingoiato il mio palo, turgido come non mai.
Lo pompava con movimenti lenti, ma profondi, facendo attenzione a non toccarlo con i denti aiutandosi con la lingua.
Nello stesso tempo esercitava un forte succhio.
Lo sentivo sulla punta del glande e nelle sonore vibrazioni che le sue labbra emanavano ogni volta che, con la bocca, arrivava al culmine del tragitto prima di ridiscendere.
Io la accompagnavo stringendo la sua testa con le mani.
Simultaneamente cercavo di controllare l’irrigidimento di tutti i miei muscoli provocato dall’immensa goduria che Roby mi stava procurando.
Con le mani, intanto, mi massaggiava i testicoli.
Poi guidava i suoi movimenti stringendo con forza il mio cazzo per tutta la sua circonferenza.
E contemporaneamente aveva già trovato il modo di abbassarmi del tutto i pantaloni e slacciarmi la cravatta.
Pensai: come si fa a non far godere una donna così?
Solo un pirla è capace di trascurare una figa capace di offrirti simili prestazioni.
Nello stesso tempo cominciavo a pensare a come proseguire, una volta cambiata posizione.
Pensavo già di stenderla sul divano, divaricarle le gambe verso l’alto e scoparla fino a farla venire.
E ancora a metterla supina, inserirle il cazzo in fica ed un dito nel culetto.
Ma non finiva di pomparmi. Io non avevo il coraggio di interromperla e lei, apparentemente, l’intenzione di fermarsi.
Finchè pensai che se avessi sborrato, sarebbe stato sì bello, nella bocca di Roby, ma poi sarebbe finito tutto.
Non ebbi neanche il tempo di annunciarle l’evento che venni in maniera strepitosa, inondandogli la bocca del mio sperma in gran quantità. … (segue)
Related posts:






