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Servetta – Gli amici dei padroni (Parte 2 di 3)

23 mar 2010

Scritto da rosy

La creatura era pronta: guardandomi allo specchio vedevo una sensuale servetta pronta ad offrire il suo corpo ai propri padroni!
Ore 20: suonò il campanello, era giunto il grande momento e con esso la prima coppia di amici dei padroni.
Aprii la porta e feci un grazioso inchino ai due invitati: tutti e due magri sulla cinquantina con lei molto carina, rossa di capelli e con sicuramente una quinta di seno; Lidia e Luciano, erano i loro nomi, rimasero stupiti dell’accoglienza ma brillantemente entrambi diedero una palpata conoscitiva alla servetta che li aveva fatti accomodare.
Neanche il tempo di farli accomodare, che arrivarono gli ultimi due invitati: Elena e Sergio, lei abbastanza formosa e rossa mentre lui non molto alto ma con un fisico palestrato.
Fatti accomodare, il padrone mi chiamò in mezzo a loro e spiegò agli invitati che la servetta era a loro disposizione per tutto l’arco della serata e che quindi, per ogni esigenza, avrebbero potuto chiedere senza nessun indugio.
Passai a servire la cena, ad ogni portata il mio corpo veniva fatto oggetto di palpeggiamenti o, peggio ancora, a turno accendevano e spegnevano il vibratore che alloggiava indisturbato nel mio culetto. Alla fine della cena, venne il turno per me di assaggiare qualche piatto: venni fatta stendere al centro del grande tavolo con il mio bel culetto aperto all’insù. Per prima cosa vollero vedere come mangiavo una banana e considerato che lo facevo molto sensualmente, Elena pensò bene di verificare se anche con l’altra boccuccia ero in grado di fare altrettanto: tolse il vibratore bruscamente e repentinamente mi infilò una banana abbastanza acerba: il dolore fu forte ma altrettanto fu la goduria. Sergio, vedendo l’intraprendenza della moglie, tirò fuori dai pantaloni il suo uccello di notevoli dimensioni e dopo averlo spalmato di maionese lo ficcò letteralmente nella mia bocca ordinandomi di ripulirlo tutto e bene. Questa coppia era ben affiatata, mentre lei mi stantuffava con la banana, lui mi costringeva a succhiargli il cazzo in modo frenetico con il risultato di spararmi in gola un caldo flutto di sperma. Dalla faccia dei miei padroni e dei loro amici intuii che la prima prova l’avevo superata in maniera superba; mentre sparecchiavo e mi ripulivo la bocca i signori si trasferirono in salotto per continuare l’allegra serata.
Quando ebbi finito e mi presentai in soggiorno, li trovai seduti in cerchio con al centro uno strano sgabello girevole su cui era montato un dildo di dimensioni ancora più ragguardevoli!
Mi legarono le braccia dietro la schiena e mi ordinarono di sedermi sopra a quel mostro: il buchetto ormai allenato a questo genere di articolo non fece fatica a ricevere il dildo sino in fondo.
A questo punto iniziò il gioco che mi avevano riservato: lo sgabello veniva fatto girare e quando si fermava, la persona che mi sarei trovato di fronte aveva libertà di sfogare ogni suo desiderio su di me.
La prima persona fu Elena, il suo desiderio, per fortuna, fu quello di farsi ficcare la mia lingua nella sua passera: mi andò bene e anzi devo dire che, pur con quel grosso dildo conficcato, la cosa non mi dispiacque e mi sforzai con tutto me stesso di leccarla sino a dove potevo arrivare; il mio sforzo fu quasi subito ripagato: dopo pochi istanti un caldo fiotto di umori mi riempì la bocca.
Altro giro e mi capitò il signor Rocco e qui la faccenda si complicò: prese sua moglie, la spogliò e mentre la scopava in piedi, volle che io leccassi contemporaneamente i suoi testicoli e la passera della moglie. Stimolato da tutto questo esercizio, il signor Rocco, sentendo vicina l’eiaculazione, estrasse il suo pisello dalla passera della moglie e con modo brusco, aprendomi la bocca, scaricò in me un fiume incessante di sperma.
Visto il mio viso grondante di sperma, pensarono bene di portarmi in bagno a lavarmi e quindi mi ordinarono di alzarmi, di sollevare lo sgabello con le mani legate dietro la schiena. Non vi dico il dolore di camminare sollevando uno sgabello che inevitabilmente spingeva nel mio buchino un enorme dildo; ciò nonostante la cosa mi aveva procurato un irrefrenabile godimento che sfociò in un enorme getto di sperma: la servetta non doveva fare ciò e per punizione fui costretto a leccare tutto il mio sperma che avevo sparso sul pavimento.
Pulito tutto quello che dovevo, mi liberarono dallo sgabello e ingabbiarono il mio pisello nel solito arnese: decisero che un giro all’aperto avrebbe fatto bene a tutti. Mi fecero indossare un body di pizzo bianco con coppe imbottite e mi costrinsero a piegare in mezzo alle gambe il mio povero pisellino ingabbiato, un paio di calze autoreggenti anch’esse bianche e un abitino che copriva poco sotto le chiappe.
Uscimmo tutti e con mio sommo imbarazzo mi portarono in un night club noto per le tendenze particolari degli avventori: infatti era pieno di gay e lesbiche teneramente abbracciati. Fui subito notata da alcuni avventori che mi si avvicinarono tentando di palpeggiarmi ma il signor Rocco riuscì a bloccarli.
Luciano incontrò per caso una coppia di amici che a sua volta erano in compagnia di una loro servetta agghindata quasi come me se non fosse che anziché il body portava una guepiere blu notte. In un attimo le due compagnie si unirono e poco dopo qualcuno ebbe l’idea di obbligare noi due servette di civettare e scambiarci effusioni erotiche. Infatti ci obbligarono a baciarci con la lingua, tra gli sguardi assatanati dei presenti, e non contenti vollero che le nostre mani esplorassero le intimità dell’altra. In breve la sala si fermò a guardare noi due servette costrette in un sessantanove appassionato e tra gli incitamenti del pubblico fummo costretti a spogliarci e liberata la mia collega dalla gabbietta a sodomizzarmi. Essendo io la più giovane delle due, fui fatta inginocchiare su un divano e la mia collega servetta, dopo avermi spalmato il buchetto con un po’ si vaselina saltata fuori chissà da quale parte, mi infilò il suo pisello abbastanza grosso nonostante poco prima l’avessi visto abbastanza piccolo. … (segue)

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