| Autore: sconosciuto |
Data: 10-02-2007 |
Dopo essermi laureato a pieni voti in biologia marina i miei genitori mi regalarono una crociera di 15 giorni nelle isole dell’Egeo. Una mattina mentre ero a bordo, sul ponte più alto e stavo seduto su di un lettino, in costume da bagno, a leggere un trattato, in inglese, di uno scienziato americano si accomodarono nei pressi due donne ed una ragazza. Non diedi peso a loro e continuai assorto nella mia lettura. Fui disturbato da una cameriera che mi porgeva una bibita e mi chiedeva che cosa avrei gradito per pranzo. Alzai gli occhi dalla mia lettura che riposi sul lettino e siccome avevo in sole negli occhi mi alzai in piedi per poterla vedere in viso. La cameriera gentilmente mi ripete la domanda ed io le affermai che quello che mi consigliava andava bene. Presi la bevanda e cercai dove potevo appoggiarla. Dal momento che ero scalzo e la lamiera del ponte era piuttosto calda cominciai a saltellare cercando del refrigerio. In quel momento mi accorsi che le persone che si erano messe vicino a me stavano ridendo senza nasconderlo. Infilai i piedi sotto lo sdraio e cercai le mie ciabatte che non trovai. Volevo rimproverare le tre donne invece di farlo ripensai alla situazione che mi ero cacciato e scoppiai a ridere. La ragazza, che aveva circa 20 o 22 anni indossava un piccolo bikini bianco che a stento ricopriva i seni che sbordavano lateralmente, mi si avvicinò e mi disse, in inglese stentato, che le mie ciabatte le avevo abbandonate qualche metro più in la ed involontariamente lei le aveva ricoperte con la sua borsa, me le porse. Allora le chiesi, nel mio perfetto inglese poiché avevo studiato ad Oxford, come si chiamava e da dove venisse, naturalmente ringraziandola per le mie ciabatte. Lei titubante mi chiese di ripeterle la domanda parlando più lentamente, perché il suo inglese non era perfetto. Le chiesi allora di che nazionalità fosse e da quale città venisse. Le mi rispose che era italiana e che veniva dalla provincia di Milano. Allora in italiano le chiesi perché mi aveva fatto delle domande in inglese. Lei di rimando affermò che aveva notato che il libro che stavo leggendo era in inglese pensava che fossi inglese o americano. Le affermai che ero italiano e cominciai cosi a conversare del più e del meno. Una delle altre due donne allora si avvicinò e disse alla ragazza che si chiamava Clelia di non importunarmi. Le dissi che non mi stava disturbando anzi mi faceva piacere parlare con lei. La donna, che seppi più tardi essere la madre, mi chiese cosa facevo solo su una nave da crociera ed io le risposi come riportato sopra. Poi si scostò e raggiunse l’altra donna e cominciò a parlare con lei.
Ad un certo punto Clelia mi affermò che mi sarei scottato tutto se non se mi fossi riparato sotto un ombrellone. Ci spostammo sul suo lettino che era all’ombra e lei mi propose di mettermi una lozione solare. Accettai la sua proposta e cominciò a spalmarmi l’unguento. Quando ebbe terminato l’operazione le proposi di contraccambiare il favore e lei accettò. Si sdraiò sul lettino a pancia sotto slacciò il reggiseno. Mi sedetti sul bordo del lettino ed involontariamente entrai a contatto con i suoi fianchi. Questo mi procurò un irrigidimento del pene ma facevo finta di nulla e cominciai a spalmare la crema partendo dalle spalle verso i piedi. Più che spalmare accarezzavo la pelle liscia della ragazza indugiando un poco lateralmente sui seni. Lei allora mi affermò che nessuno fino ad ora l’aveva unta in quel modo e mi pregava di continuare. Giunsi finalmente in prossimità del culetto che era ricoperto solo da in minuscolo triangolino di stoffa posta in alto verso le spalle. Lei lo abbassò e nel rimettere le mani sotto il mento, mi sfiorò la parte bassa del costume finendo sopra il mio gonfiore ed accarezzandolo. Notai che aveva divaricato le gambe e metteva in mostra la fessura. Il mio coso s’irrigidì sempre più e non riuscivo più a tenerlo negli slip. Ripresi l’operazione da dove l’avevo lasciata ed accarezzandole il culetto infilai due dita nella parte bassa verso al fessura. Cominciai ad accarezzarle l’interno delle cosce indugiando sempre in prossimità della fessura. Allargò un po’ le gambe per facilitarmi nell’operazione. Tolse una mano da sotto il mento e nel cercare di infilarla dentro gli slip fece uscire il mio coso che ormai era duro. Presi un asciugamano me lo posi in grembo cercando di nascondere il mio coso. Lasciai che lei mi massaggiasse e continuai ad accarezzarle la fessura cercando di infilarle sempre più a fondo le dita.
Mi affermò che sarebbe stato meglio continuare la nostra reciproca operazione nella mia cabina e che dovevo trovare una scusa per andarci. Tolsi le dita dalla fessura lei ritrasse la sua mano ed a stento riuscii a rinfilare il mio pene negli slip. Mi alzai ed andai verso il mio lettino dove avevo lasciato il libro, lo raccolsi, e dissi alla ragazza che valeva la pena scendere due ponti sotto dove era esposta una serie di foto riguardanti, i fondali intorno a Santorini. Lei accettò e disse alla madre che sarebbe scesa con me per vedere quelle foto subacquee visto che me ne intendevo. La madre acconsenti e lentamente per non dare nell’occhio c’incamminammo verso la scala d’accesso. Una volta usciti dalla vista ci precipitammo nella mia cabina per continuare il nostro incontro di sesso. Come fummo entrati nella stanza, mi fece uscire dagli slip il membro che era ancora duro e con una sapiente mossa se lo infilò in bocca cominciando a succhiare ed a leccare. In men che non si dica venni e lei ingoiò tutto lo sperma, poi continuò fino a riportarlo in erezione. La distesi sul letto, le tolsi il bikini cominciai a succhiarle i capezzoli e con una mano a frugarle nella fessura che era tutta bagnata. Poi implorandomi di metterglielo dentro di lei, l’accontentai. Dopo circa un’ora ci ripresentammo al solarium appagati e facendo finta di discutere sulle foto raggiungemmo la madre.
Tutto filò liscio fino la sera dopo cena quando Clelia assieme alla mamma Tilde ed all’atra donna che era la zia e chiamerò Emma, decisero di andare nella sala da ballo per una festa. Clelia si rifugiò in cabina per cambiarsi, ricomparve vestita con una minigonna vertiginosa che le copriva a mala pena il culetto e sopra con il reggiseno di un bikini anch’esso molto ridotto. Affermò che si era vestita così perché sicuramente nel locale faceva gran caldo.
Tilde ed Emma decisero anche loro di cambiarsi. Quando ricomparvero indossavano un pareo che in trasparenza evidenziavano che sotto portavano dei piccoli perizomi. Io ero vestito con un paio di bermuda color cachi ed una maglietta attillata bianca.
Come giungemmo nella sala notai che altre donne vestivano più o meno allo stesso modo, anzi qualcuna sotto non portava proprio nulla ed ostentava la propria semi nudità. Ci sedemmo ad un tavolo, io mi trovavo tra Clelia ed Emma, la zia, mentre Tilde stava seduta quasi di fronte a me. Nel sedersi Clelia mi disse in un orecchio che sotto non portava nulla e se volevo constatare così mi sarebbe diventato duro. Ad un certo punto quando cominciarono a suonare un walzer lento Emma mi chiese se la facevo ballare. Ebbi un attimo di esitazione e lei mi chiese se non sapevo ballare il walzer, rimasi in silenzio per un attimo perché non sapevo che fare, ma alla fine decisi di accontentarla e mi alzai. La afferrai per mano e mi avviai con lei verso la pista. Feci finta di non saper ballare e lei decise che voleva insegnarmi. Mi disse di rilassarmi e che non c’erano problemi se avessi commesso degli errori. Mi trovavo in imbarazzo perché sotto i pantaloni si era risvegliata la bestia, e cominciava a premere per uscire dalla gabbia in cui si trovava. Durante il ballo Emma mi disse che aveva visto tutto ciò che avevo fatto alla nipote, il mattino, e con una mossa repentina mi afferrò per la patta stringendolo.
In quel momento capii che se volevo scopare ancora con Clelia avrei dovuto farlo anche con Emma e con Tilde. Continuammo a ballare mentre lei si strofinava come una gatta in calore ed ogni tanto controllava con mano lo stato della mia patta. Devo dire che sia Emma ce Tilde avevano due seni grossi ed il loro corpo era quasi perfetto. Mi chiese quanti anni avevo e secondo me quanti n’aveva lei. Le risposi che avevo 30 anni e lei circa 40. Mi disse che la facevo più vecchia di quello che realmente era e quando ci saremmo seduti mi avrebbe detto l’età. Ballammo due o tre walzer ed alla fine di questi lei disse che faceva caldo e se l’avrei accompagnata a prendere un po’ d’aria. Le affermai che prima volevo avvertire Tilde e Clelia e lei accondiscese a patto che saremmo usciti solo noi. Giunti al tavolo mi sedetti accanto a Clelia che mi sorprese dicendomi di accompagnare la zia a prendere un po’ d’aria. Rimasi sconcertato e capii che era già tutto preparato. La ringraziai di cuore ed uscii.
Fuori all’aperto faceva fresco e c’era un’aria frizzante. Emma subito mi si avvinghiò ed introdusse una mano sotto la mia maglietta accarezzandomi il petto, e giocherellando con i capezzoli che si erano inturgiditi con l’aria fresca. La guardai e notai che i suoi capezzoli erano grossi e turgidi, e che l’aria faceva svolazzare il pareo mettendo in mostra il suo culetto ricoperto solo da una strisciolina di tela. Mi disse cosa facevo li impalato, se le piacevo, e potevo verificare con mano tutto quello che volevo. Lei si sarebbe tolta tutto solo se glielo comandassi era la mia schiava per quella sera. Rimasi sconcertato di questa violenza, senza limiti. Mi stavano usando come un bambolotto che quando non serve si butta. Decisi allora di assecondarla, di stare al loro gioco. Cominciai ad incamminarmi e mi fermai dietro una scialuppa di soccorso. La strinsi a me e cominciai ad accarezzarle i grossi seni, le misi la lingua in bocca incrociandola con la sua. Lentamente si sciolse in me la rabbia che mi era nata dentro, ed il mio membro ricominciò ad indurirsi. Lei se n’accorse, mi slacciò la patta e lo fece uscire all’aperto cominciando a stringerlo sempre più forte. La invitai a salire fino al solarium affermandole che la saremmo stati più tranquilli. Poi rimisi l’arnese dentro, lei si ricompose e salimmo fino al solarium. Quando giungemmo notammo che non eravamo soli ma c’erano altre coppie di persone per lo stesso motivo. In curanti di loro Emma mi si riavvinghiò e cominciò di nuovo ad accarezzarmi la patta. Subito mi venne duro e lei contenta lo liberò e vi pose sopra le labbra cominciando ad assaporarlo, leccandolo ed infilandoselo tutto un bocca. La porcella mentre mi succhiava il membro si era introdotta una mano negli slip e si accarezzava la fessura. Stavo per venire e se n’accorse, si staccò dal mio pene e mi affermò che ora toccava a me leccarle fa fessura. Si tolse subito gli slip e me la offerse da leccare. Cominciai a succhiarle il clitoride e con un dito cominciai ad esplorarle la fessura. Era tutta bagnata ed aveva un buon sapore. Scesi con la bocca fino alle grandi labbra che cominciai a mordicchiarle mentre con due dita le forzavo il buchetto. Emma ansimava e si contorceva dagli orgasmi a ripetizione, poi mi prese per la testa e mi tirò su verso la sua faccia voleva baciami, ma mi soffermai a mordergli i capezzoli. Cominciò a strapparmi di dosso i pantaloni e gli slip e m’implorava di metterglielo dentro sia davanti che dietro così l’avrei fatta felice. Gli infilai il membro nella vulva e cominciai a pomparla sempre più veloce mentre lei m’infilava le unghie nella schiena. Prima di venire lo tolsi dalla fessura e glielo infilai in un sol colpo nel buchetto facendole uscire dalla bocca un grido di dolore. Mi fermai un attimo ma lei m’incitava a continuare che le piaceva moltissimo e ripresi a pompare finché non le scaricai nel retto un fiume di sperma.
Ci ricomponemmo e ci avviammo verso la sala da ballo per raggiungere Clelia e Tilde, prima però passammo dalla sua cabina perché voleva lavarsi dello sperma che le colava dal culo. Quando giungemmo in sala trovammo sola Clelia seduta al tavolo e ci disse che Tilde l’aveva abbandonata per andare in bagno. Mi disse se la cosa era stata di mio gradimento dal momento che avevo la patta ancora aperta. Fece notare alla zia che non aveva gli slip e lei di rimando le affermò che lo sapeva e le bruciava un po’ il culetto, vista la posizione che si era trovata. Mi risedetti accanto a Clelia e la baciai sulla bocca infilandole dentro la lingua, mentre con una mano le accarezzavo la fessura sotto la minigonna trovandola tutta bagnata. Lei m’infilò una mano nella patta, e siccome non avevo rimesso gli slip, si soffermò un attimo e poi prese in mano il mio membro che stava diventando duro. Quando giunse la madre ci affermò che era meglio che ci ritirassimo nella cabina per fare certe cose e che quello non era il luogo adatto. Mi staccai da Clelia, rimisi dentro la belva, richiusi la patta e ci alzammo allontanandoci.
Il mattino seguente verso mezzogiorno, Emma e Tilde vennero a bussare alla porta per vedere se stavamo bene, visto che non c’eravamo presentati n’a colazione né in solarium. Mi alzai e aprii la porta per farle entrare. Clelia giaceva sul letto nuda ed a cosce spalancate mettendo in mostra la fessura ed il buchetto. Eravamo tutt’e due completamente nudi ed avevo il membro in semi erezione. Tilde soppesò con gli occhi il mio coso mentre Emma, compiaciuta si accomodava su di una poltroncina scostando il pareo ed allargando le cosce per mettere in bella mostra il suo piccolo perizoma che ricopriva a malapena la sua voragine. Tilde, non sapendo cosa fare, visto che non staccava lo sguardo dal mio coso, affermò che era mezzogiorno ed era ora di pranzo, si sedette sul letto accanto alla figlia e nel farlo gli si slacciò il pareo, che cadde, rimanendo con i grossi seni ed il minuscolo perizoma trasparente in mostra. A quella vista il mio coso s’inturgidì ancora di più, mi venne voglia di infilarglielo dentro anche se Emma e Clelia erano presenti. Clelia, allora, rivoltasi alla madre disse: “Cosa aspetti non vedi che c’è uno scettro tutto per te o vuoi che te lo rubi ancora la zia”. Non capivo più nulla e avvicinatomi a Tilde, mi chinai verso di lei e la baciai sulla bocca infilandole la lingua e sfiorandole con le dita un capezzolo che era duro come il marmo. Tilde a quel punto mi prese in mano il membro e cominciò ad accarezzarlo. Con una mano scesi verso la sua fessura che trovai bagnata e cominciai ad accarezzarla ed a giocherellare con il clitoride. Clelia si era alzata dal letto per lasciarci posto ed aveva invitato Emma ad uscire dicendo; “Quei due non hanno più bisogno di noi, meglio andare a pranzo”. Infilò il pareo della madre ed uscirono. Rimasto solo con Tilde le sfilai il perizoma e cominciai a massaggiarle i grossi seni leccandole le aureole e mordicchiano i capezzoli. Mi sentivo come un ragazzino alle prime armi in fatto di sesso e non sapevo dove toccare perché ero eccitato all’inverosimile. Tilde, allora, prese l’iniziativa, mi fece stendere sul letto e cominciò a succhiarmi l’asta, a leccarla dalle palle al glande. La lasciai fare, ero sconvolto, mi trattenni a non eiaculare subito guardando il soffitto, ma invano. Lei ci sapeva fare, sembrava una professionista o forse lo era (non l’ho mai saputo). Venni copiosamente nella sua bocca e lei ingurgitò tutto il mio seme. Poi poiché non tendeva ad afflosciarsi mi salì sopra e se lo infilò tutto cominciando a cavalcare. Vedevo i sui seni che ballavano davanti ai miei occhi ed ogni tanto sentivo che le toccavo l’utero. Avvertivo che aveva diversi orgasmi e quando cominciai ad entrare in fibrillazione lei accelerò il ritmo fino che le venni dentro allagandola. A quel punto si calmò e si sdraiò accanto a me e disse che le era piaciuto moltissimo e voleva che le facessi quello che avevo fatto la sera prima a Tilde. La guardai con fare stranito e le chiesi cosa, lei disse che sapevo bene cosa dovevo fare, disse che Tilde le aveva riferito tutto anche dell’eiaculazione nello sfintere. Le proposi allora, che potevamo fare una pausa per riprendere le forze e che entro la sera avremmo potuto finire. Lei accettò ci recammo in doccia per lavarci, ma visto che era molto angusta riuscimmo a farla in due. Al contatto con il suo corpo, il mio coso si risvegliò provocandomi un’erezione mai vista. Tilde accortasi mi baciò sulla bocca ed usci. Con il mio fardello duro come il ferro la seguii nella stanza e da dietro le presi i seni cominciando a stringerli con forza. Lei prese in mano il mio coso e cominciò di nuovo ad accarezzarlo. Si piegò verso il letto mettendosi prona ed esponendo alla vista il buchetto roseo tra i suoi glutei. Era molto invitante come posizione, non aspettai altro tempo e le appoggiai la punta del coso per farglielo sentire. Lei di rimando cominciò a spingere verso di me cercando di infilarselo, ma invano. Presi della saliva e le umettai il buchetto e lentamente cominciai ad infilarlo. Mugolava e m’implorava fa fare più in fretta. La accontentai subito e con un sol colpo entrai in lei, continuando a stantuffare sempre più velocemente fino a quando non venni allagandole il retto. Molto lentamente lo tolsi fuori e glielo infilai nella fessura cominciando a stantuffare sempre più velocemente. Tilde cominciò a muoversi ritmando il mio movimento ed a incitarmi a venirle ancora dentro perché nessuno l’aveva mai fatto così. Ormai distrutto e con le gambe molli mi ritrassi senza eiaculare ancora e mi sedetti sul letto. Lei mi si avvicinò mi abbracciò e mi ringraziò per quello che avevamo fatto e disse che non lo avrebbe mai più scordato. Ci alzammo e fattaci una doccia raggiungemmo Emma e Clelia che erano ancora al ristorante…….